Previdenza e assistenza – Giurisdizione e competenza – Rito del lavoro , effettività dell’attività istruttoria  e riconoscimento dei compensi forensi

Previdenza e assistenza – Giurisdizione e competenza – Rito del lavoro , effettività dell’attività istruttoria  e riconoscimento dei compensi forensi

Con il motivo di ricorso, la ricorrente deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 91 c.p.c. e dell’art. 4 comma 5, lett. c) del DM n. 55/14, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., perché erroneamente la Corte d’appello aveva negato il compenso per la fase istruttoria, benché sussistessero attività ricomprese nella suddetta fase.

Il motivo è infondato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “In tema di liquidazione delle spese processuali in base al d.m. n. 55 del 2014, l’effettuazione di singoli atti istruttori e, segnatamente, la produzione di documenti, in altre fasi processuali (come quella introduttiva e/o quella decisionale) non equivale allo svolgimento della fase istruttoria e/o di trattazione che, per quanto riguarda il giudizio di appello, può dare luogo al riconoscimento della relativa voce di tariffa unicamente qualora sia effettivamente posta in essere, nel corso della prima udienza di trattazione, una o più delle specifiche attività previste dall’art. 350 c.p.c. ovvero sia fissata un’udienza a tal fine o, comunque, allo scopo di svolgere altre attività istruttorie e/o di trattazione, ma non nel caso in cui alla prima udienza di trattazione sia esclusivamente e direttamente fissata l’udienza di precisazione delle conclusioni, senza il compimento di nessuna ulteriore attività, e questo anche ove siano prodotti nuovi documenti in allegato all’atto di appello ovvero, successivamente, con gli scritti conclusionali” (Cass. n. 10206/21).

Nella specie, in via preliminare, il motivo difetta di specificità, in quanto il ricorrente fonda la censura sui documenti indicati alla p. 5 del ricorso, senza riportarli nel medesimo ricorso e senza “localizzarli” (art. 366, primo comma n. 5 c.p.c.) ed inoltre, contesta l’accertamento espresso dalla Corte d’appello, secondo cui le richiamate deduzioni a verbale erano meramente riproduttive delle allegazioni di cui al ricorso introduttivo e non integravano, perciò, attività nuove o diverse, rispetto a quelle già compiute nella fase introduttiva e/o decisionale, né l’esame dei documenti, neppure riportati, induce a una diversa conclusione, cosicché appare fondato il convincimento che con la censura proposta, il ricorrente abbia inteso ridiscutere il merito della causa.

Nel merito della censura, va detto, come già dianzi rimarcato, che nel processo del lavoro, diversamente da quanto accade nel rito civile ordinario, non è prevista alcuna scansione procedimentale delle attività in successive udienze, giacché tutte le attività processuali, compresa l’attività istruttoria vengono svolte nell’ambito dell’unica udienza di discussione, di cui all’art. 420 c.p.c. (suscettibile di rinvio, purché non ingiustificato, ai sensi dell’art. 420 u.c. c.p.c.), all’esito della quale il giudice decide la causa, dando lettura del dispositivo.

E nella specie, la Corte d’appello ha espresso, come detto, un accertamento secondo il quale la causa era stata decisa sulla base delle allegazioni contenute nel ricorso introduttivo, essendo risultata irrilevante qualsiasi ulteriore attività istruttoria, se non la reiterazione con identico contenuto in ciascuna delle udienze di rinvio, delle deduzioni inserite a verbale alla prima udienza.

Pertanto, va detto che nella sequenza accelerata del processo del lavoro, il compenso per la fase istruttoria non spetta sempre, cioè, anche a prescindere dall’effettivo svolgimento di attività strettamente istruttorie che siano finalizzate alla decisione finale, nell’ambito della (tendenzialmente) unica udienza di discussione.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, rispetto a quello già versato a titolo di contributo unificato.

Cass. civ., lav., ord., 08.01.2026, n. 452

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