Processo – Misure cautelari – Interrogatorio – Adozione di una misura cautelare personale e obbligo preventivo di interrogatorio

Processo – Misure cautelari – Interrogatorio – Adozione di una misura cautelare personale e obbligo preventivo di interrogatorio

1.1. Si premette che l’art. 7 della legge n.241 del 1990 stabilisce: “1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l’amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio del procedimento. 2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari”.

Al riguardo, si ribadisce il principio secondo il quale l’obbligo di preventiva comunicazione dell’avvio del procedimento previsto dall’art. 7 legge 7 agosto 1990, n. 241, il cui presupposto è l’assenza di necessità e di urgenza, non è applicabile all’adozione del provvedimento questorile di interdizione immediata di accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive ex art. 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, essendo quest’ultimo caratterizzato da particolari esigenze di necessità ed urgenza (Sez. 3, n. 10984 del 23/02/2012, Rv. 252346; Sez. 3, n. 7960 del 03/11/2016, Rv. 269302; Sez. 1, n. 37519 del 01/07/2024, Rv. 287077).

1.2. Ebbene, nel caso in disamina, il giudice a quo ha motivato la sussistenza del requisito dell’urgenza, essendo necessario impedire ai prevenuti – per quanto possibile – di accedere ai luoghi ai medesimi interdetti, dopo la reiterazione di analoghi fatti incresciosi” avendo i prevenuti, in luogo di pubblico intrattenimento ovvero in prossimità di esercizi al pubblico per la somministrazione di alimenti e bevande, preso parte attiva a gravissimi fatti di violenza alla persona, da cui sono derivate lesioni personali inferte alle vittime delle aggressioni perpetrate, suscettibili di degenerare anche in esiti mortali.

Non sussistono, quindi, i presupposti normativi dell’obbligo di preventiva comunicazione dell’avvio del procedimento previsto dall’art. 7 legge 7 agosto 1990, n. 241, essendo state evidenziate dal giudice le ragioni di urgenza e di necessità.

2. Il ricorso, dunque, deve essere dichiarato inammissibile con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Cass. pen., III, ud. dep. 29.07.2025, n. 27732

Scrivici una domanda su questo Articolo

Le domande saranno affrontate nel prossimo incontro live